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Tassazione delle criptovalute in Portogallo: un altro motivo per trasferirsi

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare almeno una volta delle criptovalute!
Al bar, al ristorante e persino dal parrucchiere, di tanto in tanto, abbiamo sentito parlare del prezzo del Bitcoin e, di conseguenza, della volatilità dell’intero comparto delle criptovalute.

D’accordo, forse non tutti le conoscono, per questa ragione abbiamo deciso di scrivere questo articolo: non solo per aprirti le porte ad un mondo finora ancora sconosciuto ai più, ma soprattutto per parlarti della tassazione delle criptovalute in Portogallo, che scoprirai essere davvero molto interessante.
criptovalute in Portogallo

A questo proposito, vogliamo offrire una panoramica generale del quadro normativo portoghese, illustrando alcuni aspetti tecnici ed infine, spiegare perché può essere conveniente trasferirsi in Portogallo ed investire in criptovalute.

Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, in questo breve paragrafo vogliamo fornire alcune nozioni generali sulle criptovalute. Se sei già un esperto, passa al paragrafo successivo.

Le criptovalute sono monete digitali che attualmente non sono emesse e regolamentate dalle banche centrali. Il termine criptovaluta si compone di due parole: cripto e valuta. Si tratta quindi di valuta “nascosta”, nel senso che è visibile o utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico.

La criptovaluta non esiste in forma fisica (anche per questo viene definita “virtuale”), ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Non è pertanto possibile trovare in circolazione dei bitcoin o altre criptovalute in formato cartaceo o metallico.

Queste risorse digitali e le relative transazioni sono archiviate digitalmente tramite la tecnologia “blockchain”. Una tecnologia che possiamo provare a definire come un insieme di database immutabili e decentralizzati, che rispettano formule, funzioni e fondamenti matematici. Le criptovalute sono emesse e, di regola, controllate anche dallo sviluppatore e, come sottolinea il sito della Consob, non sono emesse da organismi governativi o centrali.

Tuttavia, sono diverse e numerose le figure e le aziende coinvolte in questo mercato oltre agli utenti, come ad esempio i miners, i fornitori di servizi di cambio, i fornitori di servizi di portafoglio digitale, le piattaforme di trading, gli inventori e persino gli emittenti o offerenti.

Se è la prima volta che senti parlare di questi argomenti, prima di investire, acquistare o scambiare prodotti come le criptovalute è bene che tu prenda visione di alcuni siti istituzionali come il sito della Consob.

Inoltre, è bene che tu conosca alcuni rischi dovuti all’assenza di un quadro regolamentare di riferimento, come evidenziato dalla Banca d’Italia.

Al di là degli aspetti teorici, se sei giunto alla lettura di questo articolo probabilmente sei interessato alla risposta di cui accennavamo all’inizio dell’articolo: perché dovrebbe essere conveniente investire in criptovalute in Portogallo? Ma soprattutto qual è la tassazione delle criptovalute in Portogallo?

La risposta al quesito, d’impatto, così su due piedi è semplice: in assenza di attività professionale o imprenditoriale, se sei un piccolo risparmiatore, puoi fare trading con bitcoin o altre criptovalute senza pagare alcuna imposta.

Ci siamo interrogati spesso sull’assenza di una normativa specifica in funzione dell’evidente tendenza alla dematerializzazione delle attività e non per ultimo, in merito al crescente interesse verso le criptovalute.

Mentre in Italia, ad oggi, regna l’incertezza sulla tassazione delle plusvalenze, in Portogallo, già nel 2016, l’Autoridade Tributaria e Aduaneira (l’omologa Agenzia delle Entrate) rispondeva puntualmente ad un contribuente che richiedeva informazioni circa il quadro normativo fiscale applicabile alla compravendita di criptovalute. Informazioni che analizziamo di seguito, passo per passo.

Ribadiamo un concetto chiave: la compravendita di criptovalute non è imponibile ai sensi del sistema fiscale portoghese sempre che avvenga “saltuariamente” e non con carattere di abitualità, tale per cui potrebbe ricadere nella qualifica di attività professionale o di impresa. In quest’ultimo caso, l’attività sarebbe imponibile ai sensi dei Codice IRS, l’equivalente TUIR – Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

A sostegno di quanto appena enunciato, l’Autoridade Tributaria, con processo n° 5717/2015 del 27/12/2016, ha analizzato alcuni elementi ed ha delineato i caratteri che seguono, da cui possiamo comprendere perché il trading di criptovalute in Portogallo può essere vantaggioso.

In termini teorici, il reddito generato dalle criptovalute potrebbe essere ascritto a tre fattispecie reddituali e quindi tassabili in termini di imposte sulle persone fisiche (IRS in Portogallo), ai sensi del codice IRS, già citato.

  • Aumenti patrimoniali – Categoria G (plusvalenze);
  • Rendimenti capitali – Categoria E;
  • Rendimenti da attività di impresa o professionali – Categoria B;

Ma scopriamo insieme perché il reddito generato dalla vendita delle criptovalute non può rientrare in nessuna di queste categorie.

L’art. 10 del Codice IRS stabilisce che sono imponibili come plusvalenze le seguenti attività:

  • Vendita di azioni e di altri valori mobiliari, ossia strumenti di investimento finanziario costituiti da titoli, emessi da organismi sovranazionali, dallo Stato, da enti pubblici o da società, come azioni o obbligazioni;
  • Operazioni relative a strumenti finanziari derivati;
  • Operazioni relative a strumenti finanziari complessi;
  • Cessione onerosa di crediti, servizi accessori e supplementari.

Ora, secondo la dottrina giurisprudenziale portoghese, la norma va interpretata in modo restrittivo, assoggettando ad imposta solo le specifiche manifestazioni di reddito incluse tassativamente nell’elenco, non potendovi far rientrare in via estensiva, per analogia, elementi non indicati tassativamente nell’elenco.

A ben vedere, le criptovalute non possiamo definirle né azioni, né titoli obbligazionari, né tantomeno forniscono alcun diritto a ricevere qualcosa ad una determinata scadenza. Non possiamo considerarle degli strumenti finanziari derivati, la cui valutazione – oltre dalla domanda e dall’offerta – dipende dal valore di un bene sottostante (es. materie prime), di cui acquisiscono, per l’appunto, il termine di “derivato”. Nelle criptovalute, in genere, il valore è semplicemente determinato dall’andamento della domanda e della offerta, senza la presenza di un ulteriore elemento sottostante.

Non potendo dunque includere l’attività di trading in uno degli elementi sopra esposti, prosegue l’interpello, se ne esclude l’imponibilità come da categoria G, ai sensi del disposto art. 10 CIRS.

In relazione invece alla categoria E ossia i rendimenti da fonti capitali, la norma portoghese è costruita in modo tale da suggerirne un’interpretazione estensiva. Tuttavia, la norma nasce con lo scopo di tributare il mero uso del capitale. Poiché invece, nella compravendita delle criptovalute si acquisisce il diritto all’utilizzo della valuta, non è possibile – conclude l’interpello portoghese – tassare la compravendita di un diritto nella categoria E.

Bisogna invece prestare particolare attenzione alla categoria B che invece intende tributare le manifestazioni di reddito derivanti dall’attività professionale oppure attività d’impresa. La norma, a differenza delle precedenti categorie, prescinde dalla fonte che genera il reddito, ma intende tassare qualsiasi fonte di reddito generata dall’esercizio di un’attività condotta con abitualità ed orientamento al profitto.

Pertanto, il contribuente che si trovi a svolgere attività di trading occasionale è certamente esonerato dal dichiarare eventuali plusvalenze generate da bitcoin o in genere, dalla compravendita di criptovalute.

Diversamente – prosegue l’interpretazione originale messa a disposizione dell’Autoridade Tributaria – la persona fisica, o società, che si trovasse a generare profitto dalla compravendita di criptovalute nell’esercizio di un’attività professionale, è tenuta ad osservare le disposizioni previste per la cessione di beni e servizi, come l’emissione di fattura o documento equivalente, dai quali, inoltre, si determinerà il reddito in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi in Portogallo.

Fatta questa lunga ma doverosa disamina dei motivi per cui ad oggi non vengono tassate le criptovalute in Portogallo, proviamo ad immaginare uno scenario futuro in ordine alla tassazione dei proventi da compravendita di criptovalute nel Paese lusitano.

Le Autorità nazionali dei diversi Paesi, da quando è nato il Bitcoin ad oggi, si sono mosse in modo piuttosto disorganico nel trattamento fiscale relativo ai possibili guadagni dovuti agli scambi di monete virtuali.
L’espansione dell’uso delle valute virtuali a livello mondiale impone ai Paesi una definizione dello status giuridico delle valute virtuali, che come anticipato, varia notevolmente da un Paese all’altro. A volte è indefinito o in evoluzione, il che può rendere difficile la caratterizzazione e la regolamentazione e, a sua volta comportare trattamenti fiscali diversi o incerti.

Questo è quanto emerso dallo studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico denominato “Tassazione delle valute virtuali”, in cui i Paesi facenti parte del G20 nutrono preoccupazione in ordine alla trasparenza offerta dai sistemi decentrati in cui vengono registrate le transazioni in monete virtuali ed in ordine al possibile riciclaggio di denaro per mezzo dell’utilizzo delle criptovalute.

Negli anni a venire, dunque, secondo quanto sostenuto da autorevoli studi di contabilità, anche il Portogallo potrebbe rivedere alcune norme interne, già nell’Orçamento do Estado 2022 infatti – l’equivalente legge finanziaria – potrebbe essere rivisto il complesso sistema delle norme fiscali, assoggettando a tassazione i proventi generati dalla compravendita di Bitcoin.

Per il momento però, non vi è nulla di certo e puoi ancora cercare di cavalcare l’onda del rally del bitcoin, senza avere timore di incorrere in tassazione. Ovviamente, ciò vale unicamente per i contribuenti residenti fiscalmente in Portogallo.

Un registro. Sì, solo questo. Mantenere un registro delle plusvalenze realizzate con criptovalute è sicuramente un elemento da tenere in alta considerazione se l’intenzione è quella di investire in Bitcoin o altre criptovalute.

Infatti, come abbiamo osservato in precedenza, sebbene il lucro non sia imponibile, è anche vero che il fisco portoghese potrebbe verificare se sussistono delle divergenze sostanziali in sede di dichiarazione dei redditi, tenuto conto di quanto viene dichiarato dal contribuente ed il tenore di vita che questi conduce. È consigliabile, pertanto, che i traders di criptovalute tengano un registro in grado di giustificare l’origine del proprio reddito, soprattutto se effettuano determinate spese viste dall’Autoridade Tributaria come potenziali manifestazioni di ricchezza occulta, tra cui segnaliamo in via esemplificativa l’acquisto di automobili, immobili o beni di lusso.