Reshoring: incentivi fiscali per il trasferimento in Italia di attività estere

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Il fenomeno del reshoring ha assunto un’importanza crescente negli ultimi anni, soprattutto in seguito alle tensioni geopolitiche e alle criticità emerse nelle catene di approvvigionamento globali durante la pandemia di COVID-19. Il termine reshoring si riferisce al processo di rimpatrio delle attività produttive o economiche precedentemente delocalizzate in paesi esteri, spesso al fine di ridurre i costi di produzione. Questo fenomeno è alimentato da una crescente attenzione delle imprese alla stabilità, sostenibilità e controllo delle proprie filiere produttive, considerati aspetti cruciali nell’attuale contesto di incertezza economica globale.

Reshoring incentivi fiscali

Il Governo italiano, consapevole della rilevanza strategica del riportare in Italia attività economiche, ha introdotto nel cosiddetto “Decreto Internazionalizzazione” (Decreto Legislativo n. 209 del 27 dicembre 2023), una serie di misure volte a incentivare il reshoring, concentrandosi principalmente sulla concessione di incentivi fiscali diretti per le imprese che trasferiscono la propria attività all’interno dell’UE o del SEE. In particolare, l’articolo 6 del decreto prevede importanti agevolazioni fiscali per favorire il trasferimento di attività economiche precedentemente localizzate al di fuori dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo, rendendo tale rimpatrio più conveniente sotto il profilo fiscale.

Le agevolazioni previste includono una riduzione del 50% delle imposte sui redditi e dell’IRAP per un periodo di sei anni sul reddito di impresa e su quello derivante dall’esercizio di arti e professioni esercitate in forma associata che trasferiscono la loro attività in Italia da paesi extra-UE o extra-SEE.

Per le grandi imprese, il beneficio può essere esteso fino a dieci anni, offrendo così un incentivo a lungo termine per progetti di investimento significativi. Tali misure, oltre a favorire il ritorno delle imprese italiane, hanno l’obiettivo di rafforzare il tessuto produttivo nazionale, contribuendo alla creazione di nuove opportunità occupazionali e promuovendo una crescita economica stabile e sostenibile

Le agevolazioni fiscali previste dall’articolo 6 sono tuttavia soggette a precise condizioni e limiti, pensati per evitare abusi e garantire che i benefici siano destinati esclusivamente alle imprese effettivamente interessate a stabilire una presenza duratura sul territorio nazionale o europeo.

Operatività e sede produttiva

Tra le principali condizioni, si evidenzia la necessità che l’attività trasferita sia operativa e che la sede produttiva rimanga all’interno dell’UE/SEE per un periodo minimo di cinque anni, dal termine delle agevolazioni.

Operatività e sede produttiva

Incremento occupazionale

Le imprese beneficiarie devono dimostrare un incremento occupazionale diretto correlato al trasferimento delle attività, come ulteriore garanzia di un impatto positivo sul tessuto economico e sociale locale.

SEDE
DELL'ATTIVITà

L’agevolazione non si applica alle attività che erano già esercitate in Italia nei 24 mesi precedenti al trasferimento, al fine di prevenire comportamenti opportunistici da parte delle imprese. A tal proposito, l’accesso ai benefici  è subordinato alla preventiva autorizzazione della Commissione Europea.

SEDE
DELL'ATTIVITà

Il reshoring rappresenta una scelta strategica di grande valore per il sistema produttivo italiano, permettendo alle imprese di riportare in Italia attività produttive e di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dal Decreto Internazionalizzazione.

L’efficacia di queste misure dipenderà principalmente dalla capacità delle imprese di cogliere le opportunità offerte e di affrontare con successo le sfide operative connesse al rimpatrio delle attività. Investimenti mirati nella digitalizzazione, nell’automazione e nella formazione del personale possono aumentare significativamente la competitività sul mercato globale, garantendo alle imprese italiane una solida base per una crescita sostenibile.

Le agevolazioni fiscali, se sfruttate con lungimiranza, possono rappresentare un potente stimolo per il tessuto produttivo nazionale, ma è cruciale che le imprese adottino una visione strategica, investendo nelle infrastrutture e nella capacità innovativa necessarie per rendere sostenibile il ritorno in Italia. La combinazione di incentivi fiscali e di un contesto favorevole all’innovazione e alla crescita deve essere sostenuta da un impegno coordinato tra istituzioni pubbliche, associazioni di categoria e imprese stesse, al fine di massimizzare l’impatto positivo sull’economia italiana.

Se ben implementate, queste misure possono non solo ridurre la dipendenza dalle filiere estere, ma anche promuovere l’innovazione e la sostenibilità del tessuto economico nazionale.
È fondamentale che le imprese italiane colgano questa opportunità per ripensare le proprie strategie operative, sfruttando al meglio il quadro normativo favorevole e contribuendo così alla resilienza e alla crescita economica del Paese, all’interno di un contesto europeo sempre più competitivo e interconnesso.

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