Flat tax al 4% per i pensionati che rientrano in Italia: cosa prevede davvero la proposta
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- Aggiornamento del 19 maggio 2026: la flat tax al 4% non entra nel decreto fiscale
La flat tax al 4% per i pensionati italiani che rientrano dall’estero non è entrata nel decreto fiscale e non diventerà legge entro fine maggio.
Ricostruiamo cosa è successo.
Tra fine aprile e i primi giorni di maggio la proposta sembrava poter arrivare al traguardo per una via accelerata: il contenuto del DDL Matera n. 1495 era stato trasfuso in un emendamento al decreto fiscale (DL 38/2026), in modo da sfruttare la scadenza costituzionale del 26 maggio e ottenere così l’entrata in vigore in tempi rapidi.
L’emendamento prevedeva anche un perimetro più ampio rispetto al DDL originario:
- estensione ai pensionati provenienti da Paesi UE (non solo extra-UE);
- innalzamento della soglia demografica dei comuni ammessi da 3.000 a 5.000 abitanti.
L’11 maggio, però, durante l’esame in Commissione Finanze al Senato, l’emendamento è stato ritirato dai suoi presentatori prima del voto.
Il Governo aveva infatti espresso parere contrario per due ragioni:
- il rischio di creare asimmetrie di trattamento fiscale con altri soggetti che rientrano in Italia, anche in considerazione della disciplina europea;
- l’assenza di adeguata copertura finanziaria della misura.
Da quel momento il decreto fiscale ha proseguito l’iter senza la flat tax al 4%: il Senato ha approvato il testo il 14 maggio e la Camera lo sta convertendo definitivamente in queste ore, senza ulteriori modifiche, entro la deadline del 26 maggio.
Cosa significa concretamente per chi vive all'estero con una pensione italiana
Allo stato attuale non esiste alcun regime fiscale agevolato operativo per chi percepisce pensione INPS o di altri enti previdenziali italiani e valuta il rientro in Italia.
Il DDL Matera n. 1495, da cui era nata la proposta, prosegue formalmente il suo iter autonomo al Senato, ma con un quadro politico ora più difficile: lo stesso Governo ha espresso in commissione perplessità sostanziali sulla misura, e in assenza di un cambio di posizione o di un nuovo veicolo legislativo (per esempio in legge di bilancio), i tempi di un’eventuale approvazione restano molto incerti.
Aggiorneremo nuovamente questo articolo se e quando la proposta tornerà concretamente all’ordine del giorno parlamentare, in qualsiasi forma o veicolo legislativo.
- Aggiornamento dell'8 maggio 2026: il quadro è cambiato
Questo articolo, pubblicato il 7 febbraio 2026, descriveva la flat tax al 4% per pensionati italiani come disegno di legge (DDL Matera n. 1495) ancora in fase di discussione al Senato. Da allora il quadro normativo si è evoluto in modo significativo. Ecco cosa è successo:
La proposta è stata trasfusa in un emendamento al decreto fiscale
Il 27 aprile 2026 i senatori Domenico Matera e Fausto Orsomarso (Fratelli d’Italia) hanno presentato un emendamento al disegno di legge di conversione del Decreto Legge 38/2026 (cosiddetto “decreto fiscale”), AS 1852, che riprende i contenuti del DDL 1495 con due modifiche sostanziali:
- la platea geografica si estende oltre i Paesi extra-UE: l’emendamento ricomprende anche i pensionati che trasferiscono la residenza fiscale da Paesi appartenenti all’Unione europea (ad esempio Portogallo, Spagna, Grecia);
- la soglia demografica dei comuni ammessi sale da 3.000 a 5.000 abitanti, sempre nell’ambito delle aree intermedie, periferiche o ultraperiferiche della Strategia nazionale per le aree interne (SNAI).
Restano invariati: aliquota sostitutiva del 4%, durata 15 periodi d’imposta, requisito di non residenza fiscale in Italia nei 5 anni precedenti, riferimento a pensioni erogate da enti previdenziali italiani (INPS in primis).
Lo stato dell'iter al 8 maggio 2026
Il decreto fiscale è all’esame della 6ª Commissione Finanze e Tesoro del Senato. Il 5-6 maggio si è svolto il vaglio di ammissibilità degli emendamenti: dei circa 540 presentati, 95 sono stati dichiarati inammissibili, ma l’emendamento sul 4% non rientra tra questi ed è quindi confermato. L’approdo in Aula al Senato è ora atteso per giovedì 14 maggio 2026, con successivo passaggio alla Camera per la conversione definitiva, da completare entro il 26 maggio 2026.
Cosa significa concretamente
Se l’emendamento sopravviverà alle votazioni in commissione e ai successivi passaggi parlamentari, la flat tax al 4% potrebbe diventare operativa già nel corso del 2026, con un perimetro applicativo più ampio rispetto al DDL originario.
La misura, nella sua attuale formulazione, si rivolgerebbe a:
- pensionati italiani residenti in qualsiasi Paese estero (UE o extra-UE) da almeno 5 anni;
- titolari di pensione INPS o di altri enti previdenziali italiani;
- disposti a trasferirsi in piccoli comuni delle aree interne SNAI con popolazione fino a 5.000 abitanti.
Il regime al 7% resta distinto e già operativo
Come già descritto nell’articolo, il regime al 7% (art. 24-ter TUIR) è la misura speculare per chi percepisce pensioni di fonte estera e si trasferisce nei comuni del Sud Italia. Si tratta di due regimi complementari, basati sulla fonte della pensione:
- pensione italiana → 4% (proposta);
- pensione estera → 7% (in vigore dal 2019, con soglia comuni alzata a 30.000 abitanti dalla Legge PMI 34/2026 entrata in vigore il 7 aprile 2026).
Cosa fare oggi se sei un pensionato all'estero
L’evoluzione recente avvicina il 4% all’applicazione concreta, ma non lo rende ancora operativo: l’iter parlamentare è in fase decisiva e il testo finale potrebbe ancora subire modifiche. Per chi sta valutando il rientro in Italia, il consiglio resta lo stesso: partire da un’analisi della propria situazione personale prima di assumere decisioni basate su misure non ancora vigenti.
Aggiorneremo questo articolo non appena il decreto fiscale sarà convertito in legge.
Aggiornamento: 07 febbraio 2026
- Flat tax al 4% per pensionati all’estero: la proposta in discussione
Negli ultimi giorni molti italiani residenti all’estero ci stanno chiedendo chiarimenti sulla notizia di una possibile flat tax al 4% per i pensionati che rientrano in Italia da Paesi extra-UE.
L’iniziativa nasce da un disegno di legge attualmente all’esame del Senato, presentato con l’obiettivo dichiarato di incentivare il rientro dei pensionati italiani e contrastare lo spopolamento di alcuni piccoli comuni.
Ma cosa prevede davvero questa proposta?
Chi potrebbe beneficiarne?
E soprattutto: siamo davanti a una misura concreta o a un’ipotesi ancora lontana dall’essere applicabile?
Facciamo ordine.
- Una proposta di legge, non una misura in vigore
Partiamo dal punto più importante: oggi non esiste alcuna flat tax al 4% operativa per i pensionati.
Si tratta di un disegno di legge attualmente in discussione in Commissione Finanze al Senato.
In altre parole, siamo nella fase delle intenzioni politiche, non dell’applicazione pratica.
È un passaggio fondamentale, soprattutto per chi vive già all’estero e sta valutando scelte importanti sulla base di queste notizie.
- A chi sarebbe rivolta la flat tax al 4% per pensionati?
Secondo il testo depositato in Parlamento, il regime sarebbe riservato a una platea molto specifica di pensionati italiani:
- titolari di pensione erogata da enti previdenziali italiani
- non residenti fiscalmente in Italia da almeno cinque anni
- attualmente residenti in Paesi extra-UE
- disposti a trasferire la residenza fiscale in Italia in comuni con meno di 3.000 abitanti, situati nelle cosiddette aree interne
In presenza di questi requisiti, sarebbe possibile optare per un’imposta sostitutiva del 4% sui redditi non già tassati in Italia, per una durata fino a 15 anni.
L’obiettivo dichiarato della proposta è duplice:
- favorire il rientro dei pensionati italiani dall’estero
sostenere il ripopolamento dei territori marginali
- In cosa si differenzia dal regime del 7% già esistente
Molti pensionati che vivono all’estero conoscono già il regime agevolato al 7%, oggi in vigore per chi percepisce pensioni estere e si trasferisce in determinati comuni del Sud Italia con meno di 30.000 abitanti.
La proposta del 4% nasce invece per coprire un vuoto normativo diverso: riguarda chi percepisce pensioni italiane, ma ha trasferito la propria residenza fuori dall’Unione Europea.
Sono quindi due regimi distinti, con requisiti e basi imponibili differenti.
Ed è proprio su questo punto che il legislatore dovrà lavorare con particolare attenzione, perché il coordinamento con le convenzioni contro le doppie imposizioni e con la normativa esistente è tutt’altro che banale.
- I nodi ancora aperti
Dal punto di vista tecnico e operativo, restano molte incognite:
- manca una relazione ufficiale sull’impatto sui conti pubblici
- non è chiaro come verrà verificata la residenza effettiva nei piccoli comuni
- non sono definiti i criteri applicativi dell’Agenzia delle Entrate
- il testo potrebbe essere modificato durante l’iter parlamentare
In pratica, oggi non esistono né istruzioni operative né certezze temporali.
Per esperienza, sappiamo che molte proposte fiscali nascono come annunci e vengono poi profondamente riviste (o accantonate) durante l’esame parlamentare.
- Cosa significa concretamente per chi vive oggi all’estero
Se sei un pensionato residente all’estero, è importante leggere questa notizia nel modo corretto:
- se vivi in un Paese UE, questa proposta non ti riguarda
- se percepisci una pensione estera, il riferimento resta il regime al 7% già esistente
- se vivi in un Paese extra-UE e percepisci una pensione italiana, questa misura potrebbe diventare rilevante in futuro, ma solo a determinate condizioni territoriali
In ogni caso, il rientro in Italia non è mai una decisione puramente fiscale.
Implica conseguenze concrete su:
- tassazione complessiva dei redditi
- sanità
- successione
- gestione patrimoniale
- residenza effettiva
Aspetti che vanno valutati nel loro insieme, alla luce delle convenzioni internazionali e della situazione personale di ciascuno.
Una futura flat tax al 4%, se mai verrà approvata, sarà solo uno degli elementi del quadro.
- I Paesi extra-UE più rilevanti per i pensionati italiani
Guardando ai dati ufficiali sulle pensioni italiane pagate all’estero, emerge che — al netto dell’Europa — una parte significativa dei pensionati risiede in Paesi extra-UE con comunità italiane storiche o flussi più recenti. Tra questi rientrano in particolare Tunisia e Albania, spesso scelte per il costo della vita e la vicinanza geografica, ma anche destinazioni come United States, Canada, Argentina e Brasile, dove vivono da decenni ampie comunità di cittadini italiani oggi in età pensionabile. È proprio in questi Paesi — tutti extra-UE — che la proposta della flat tax al 4% potrebbe teoricamente intercettare una parte della platea interessata, fermo restando che l’eventuale rientro in Italia resterebbe subordinato a requisiti molto stringenti (residenza in piccoli comuni delle aree interne, pensione italiana, assenza di residenza fiscale in Italia negli ultimi cinque anni) e a una valutazione complessiva della posizione personale.
Per chi vive in queste aree, la misura va quindi letta come uno scenario futuro da monitorare, non come una soluzione immediata o automaticamente conveniente.
- Conclusioni
Ad oggi, la flat tax al 4% per pensionati resta una proposta di legge: non è in vigore, riguarda una platea molto limitata, è vincolata a specifici comuni e non ha tempi certi di approvazione. Come tutte le misure fiscali in fase parlamentare, potrebbe inoltre subire modifiche rilevanti prima di diventare operativa — se mai lo diventerà.
Per chi è residente all’estero e sta valutando un possibile rientro in Italia, il punto di partenza non dovrebbe mai essere un annuncio, ma l’analisi della propria situazione personale: tipo di pensione, Paese di residenza, convenzioni fiscali applicabili, patrimonio, esigenze sanitarie e prospettive nel medio-lungo periodo.
Le agevolazioni fiscali possono rappresentare un’opportunità, ma solo se inserite in una strategia consapevole e sostenibile nel tempo.
In Expatria affianchiamo quotidianamente italiani residenti all’estero nella valutazione di rientro, pensione e residenza fiscale, partendo sempre da un’analisi completa del singolo caso — prima ancora di parlare di regimi agevolati
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